IL CIRANO - Associazione Sportiva Cinofila

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02/10/2012
Il giorno 10 ottobre si svolgera' presso la nostra associazione , il seminario tenuto in collaborazione col signor Roberto Frattaroli , primo classificato al campionato addestramento SAS "nati e allevati in italia" (miglior pista) , sulla sezione -A- (pista) dell'IPO. Chi fosse interessato puo' contattare in privato i sign. Alessandro Paolucci o Maurizio Del Signore .


14/11/2011
BRINDIAMO:
Il Consiglio Direttivo Nazionale, nella Riunione del 12 Novembre 2011, con Delibera 94-11/11 ha riconosciuto definitivamente la Sezione SAS denominata "Roma Vejo" aggregata alla Regione Lazio.
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I servizi offerti dall'esperienza dello Staff di Il Cirano:
  • pascolo giornaliero
  • educazione di base
  • addestramento e preparazione agonistica
    (selezione, CAL 1-2-3, ZTP, IPO 1-2-3 FH)
  • recupero comportamentale

ADDESTRAMENTO DEL CANE ALLA DIFESA
Praticamente inoffensivo grazie alle nuove tecniche

di Michele Di Paolo1, Maurizio Del Signore2, Cinzia Trabucco3
1 Etologo, istruttore cinofilo
2 Addestratore cinofilo
3 Educatore cinofilo


In tutte le storie narrate,  siano  esse  in scritti,  in opere teatrali o cinematografiche, lo spettatore può sempre individuare uno schema unico che ne costituisce la struttura.
Una buona narrazione permette sempre di distinguere i personaggi della vicenda, la situazione iniziale, la rottura dell'equilibrio iniziale, l’evoluzione della vicenda, la  ricomposizione di un equilibrio e, finalmente, la situazione finale.
Quando la storia viene raccontata in un’opera cinematografica, le varie sequenze si susseguono collegate le une alle altre, in un filo logico.  Se lo spettatore vedesse le singole scene isolate, magari nell’ordine in cui sono state girate dal regista, per belle che siano inquadrature, luci o quant’altro, capirebbe poco della  storia narrata.
Dopo la fase delle riprese, la principale fase della post-produzione di un film è il montaggio, durante cui il materiale girato è visionato, analizzato e ricomposto e le singole inquadrature sono disposte nell’ordine previsto dalla sceneggiatura.  Con il montaggio, il ritmo della storia narrata può essere lento e rilassante oppure frenetico e avvincente. O addirittura, montando in un ordine piuttosto che nell’altro le stesse scene, potremmo costruire una storia diversa da quella immaginata dall’autore. Con una semplificazione, potremmo immaginare anche i comportamenti animali come dei racconti, ad esempio, di caccia o agonistici.
Anche i comportamenti animali prevedono degli elementi fissi: i personaggi della vicenda (cacciatore e preda, contendenti per risorse: territorio, cibo, partner sessuale o altro che siano); la situazione iniziale (in cui nel personaggio cresce la motivazione a una determinata azione con la rottura dell'equilibrio iniziale, come catturare la preda o sfuggire al predatore, competere per la risorsa…) altrimenti detta “fase appetitiva”; l’evoluzione della vicenda (in cui l’azione del protagonista modificherà il comportamento del coprotagonista che a sua volta innescherà una seconda azione del protagonista e così via) detta la fase consumatoria; la parte finale del comportamento (che prevede quindi che il protagonista, attuato un comportamento, riacquisti il suo equilibrio e quindi il suo acquietamento), detta “ fase di arresto”.
Più tecnicamente: l'unità funzionale dei comportamenti è lo schema motorio, vale a dire la singola azione motoria identificabile da un osservatore.  Le azioni vengono associate e articolate per comporre la sequenza comportamentale. Nel comportamento, lo stimolo iniziale S0 da il via all’azione A1 che determina la comparsa dello stimolo S1 che determina l’azione A2 e così via fino a  Sn seguito da An, ovvero l’ultima azione del comportamento. Questo tipo di organizzazione implica che l'inizio di ciascun’azione dipenda dall’esecuzione dell'azione precedente, la sola capace di causare la trasformazione dello stimolo. (Pageat, 1999)
In grandi linee le strutture del comportamento aggressivo e del comportamento predatorio nel cane possono essere riassunte come segue.
Il comportamento aggressivo ha la finalità di allontanare una minaccia per se stessi, la propria prole o le proprie risorse (cibo, posti di riposo, ecc.). La sua normale struttura prevede che dapprima, tra i due contendenti, compaia la minaccia.
Nella minaccia sono mostrate le armi a disposizione, ovvero le zanne, e la potenzialità offensiva (messa in risalto dalle posture e dall’aumento di volume dato dalla piloerezione), oppure quella difensiva dei contendenti; in questa fase, sintetizzando, viene emesso dapprima un brontolio, quindi un ringhio di minaccia, entrambi distinti da un tono molto profondo. Se questo non bastasse ad allontanare il contendente, il soggetto mostra i denti: dapprima canini e incisivi, ritraendo le labbra via, via che la minaccia progredisce, fino a scoprire anche gli altri denti. Il passo successivo consiste nello sferrare l’attacco: il cane morde. Il morso può essere di entità diverse: da un’intimidazione accennata sbattendo i denti in modo secco, alla ripetizione del morso in sequenza, al morso profondo in cui il cane scuote la vittima cercando di ferire il più profondamente possibile. Il comportamento termina con una serie di segnali che permettono ai contendenti di porre fine alle ostilità con un vincente e un perdente. (Pageat, 1999)
Nella sequenza del comportamento predatorio, il cane localizza e si orienta verso la preda, la fissa, assume la posizione di agguato e si avvicina ad essa per iniziare la fase dell’inseguimento. Una volta raggiunta la preda  la afferra e la immobilizza con un morso tenuto (grab bite) e inizia a scuoterla violentemente per ucciderla (kill bite). La sequenza termina con la dissezione e la consumazione della preda. (Coppinger e Coppinger, 2001). In tutt’e due i casi, la velocità di reazione allo stimolo, l’intensità di esecuzione, la stessa scomparsa o amplificazione degli schemi motori sono determinate geneticamente ma possono essere notevolmente trasformate dall’esperienza.
Nell’addestramento definito “alla difesa”, attraverso l’apprendimento per condizionamento operante il cane impara a mordere su comando, con intensità e a bocca piena.
Storicamente, l’addestramento alla difesa aveva unicamente applicazioni di polizia e militari. Come per ogni attività svolta dal cane, con la selezione gli allevatori hanno cercato di predisporre gli animali a questo tipo di attività, evolvendo e specializzando alcune razze (ad esempio pastore tedesco, pastore belga malinois, rottweiller…).
Dalla necessità di selezione nascono le “prove di lavoro” a cui sono sottoposte le razze da utilità.
Le prove hanno due obiettivi:
“Il primo obiettivo è di determinare l’attitudine del cane ad un determinato impiego, mediante il conseguimento di un titolo. L’altro obiettivo è di aiutare a mantenere o accrescere, di generazione in generazione, la salute e l’attitudine al lavoro delle razze da utilità, nell’ambito del programma di allevamento. Prove e concorsi aiutano anche a mantenere i cani in salute e ad accrescerne la forma fisica. Il titolo di lavoro è considerato anche una verifica dell’allevamento sulle qualità attitudinali di razza di un cane.” (FCI, 2002)
Le prove di lavoro riassumono e stilizzano l’attività del cane poliziotto.
Esse possono essere così riassunte molto sommariamente:
dapprima il cane supera il test di socievolezza lasciandosi esaminare dal giudice, seguono quindi le prove vere e proprie, articolate in tre sezioni.  Nella sezione A il cane dà prova del suo addestramento seguendo una pista e segnalando il ritrovamento di 3 piccoli oggetti di differente materiale; nella sezione B vengono eseguiti degli esercizi di obbedienza, anche in presenza di altre persone e di rumori (spari) ai quali il soggetto deve dimostrare di restare indifferente e concentrato sul lavoro, nella terza sezione il cane esegue degli esercizi di difesa – propria e del conduttore - scovando e segnalando la presenza di un figurante, difendendosi da un attacco improvviso dello stesso e scortandolo assieme al conduttore.
Una fase assolutamente importante nella sezione C è la cessazione del morso che deve avvenire al massimo dopo tre ordini di “lascia”, pena la squalifica. Seppur finalizzate alla selezione, le prove di lavoro hanno assunto tutte le caratteristiche di uno sport; l’esecuzione degli esercizi ha assunto aspetti propriamente stilistici elevatissimi, eguagliando, in un certo senso, il lavoro fatto in campo equestre con il dressage. L’analogia con questo sport è evidentissima, soprattutto nella sezione B. Nel dressage (dal francese: addestramento) cavallo e cavaliere compiono delle figure, dando dimostrazione delle loro abilità. Nel caso del cane la conduzione “da gara” ha perso ogni valenza pratica. Anche la sezione C ha ormai poca attinenza con la reale difesa del conduttore. Nei morsi ad esempio, l’unico “bersaglio” utile e ammesso è il centro della manica di protezione  indossata dal figurante.
Si tratta quindi di uno sport che, pur avendo origini marziali, è innocuo, se praticato con tutte le dovute attenzioni. Come d’altronde hanno identiche origini ed esigenze molti sport. Ad esempio la scherma, il tiro con l’arco, il tiro a segno, il lancio del giavellotto, il karate, il taekwondo.
Le prove quindi dimostrano che il cane è in grado di sostenere un lungo e intenso iter addestrativo e di essere sufficientemente socievole da lasciarsi toccare da uno sconosciuto, ma anche di possedere temperamento e tempra tali da poter affrontare un aggressore. Per preparare un cane al conseguimento del massimo livello addestrativo,  l’IPO 3,  sono necessari non meno di 3 anni di lavoro,  ammesso e non concesso che abbia le qualità necessarie.
Esiste ancora, ovviamente, l’addestramento alla difesa vero e proprio, quello che oggi in molti chiamano “civile”. In questo caso il bersaglio si estende all’intera figura ed è apprezzato che il cane l’attacchi, mordendo anche ripetutamente. E’ evidente che questo tipo di addestramento è di pertinenza esclusiva di forze dell’ordine, militari o di chi ha necessità molto particolari come, del resto, altre attività di autodifesa come il tiro pratico con la pistola o il krav maga (una tecnica di combattimento a mani nude praticata da molti corpi speciali di vari eserciti). Anche in questo caso, comunque, è tassativamente imposto al cane di smettere di mordere immediatamente dopo il segnale del conduttore. In passato, qualunque fosse il compito finale per cui l’addestramento veniva intrapreso, la preparazione alla difesa era identica.
Riassumendo in grandi linee l’iter era più o meno il seguente:
il cane veniva trattenuto dal conduttore direttamente per il collare o con il guinzaglio, possibilmente in un luogo con una rete o un muro alle spalle. Entrava poi in scena, a distanza, il figurante. Appena questo compariva, già a ad una distanza di 20 m circa, il conduttore iniziava a ripetere al cane la parola "attento" sottovoce, cercando di esprimere con tutta l'enfasi possibile ansia, preoccupazione, eccitazione e paura. Il figurante doveva invece avvicinarsi lentamente con aria furtiva, se possibile uscendo e rientrando da dietro un nascondiglio, avanzando e ritraendosi, guardando il cane direttamente negli occhi, sbuffando e mostrando un’aria notevolmente truce e minacciosa. Se la pantomima era sufficientemente credibile, presto o tardi il cane, nell’impossibilità di allontanarsi dal figurante, reagiva con una tenue minaccia (brontolio). L'abilità del figurante era tutta nel sapere eccitare il cane, avvicinandosi lentamente e minacciosamente per poi ritrarsi precipitosamente mostrando paura non appena il cane reagiva, quindi tornando ad avvicinarsi per allontanarsi di nuovo alla successiva reazione del cane. Ovviamente questa doveva essere una escalation in cui il figurante scappava al crescere della reazione del cane. Il figurante, passo passo si avvicinava fino quasi a toccare il cane, che a quel punto, impossibilitato alla fuga, era stimolato a reagire con un morso, sferrato dapprima solo con i canini e non trattenuto. L’addestramento proseguiva analogamente, fino al momento in cui il cane imparava a mordere a bocca piena e teneva tenacemente la manica di protezione. (De Martini et al., 1992)
Il cane veniva “lavorato in autodifesa”: l’idea che doveva passare al cane, cioè, era che l’unico modo di uscire da una situazione segnalata come pericolosa dal conduttore  consisteva nell’aggredire con la massima intensità possibile. In campo sportivo questo tipo di addestramento “in autodifesa” è del tutto superato. Già dalla fine degli anni novanta sui campi di gara comparvero, provenienti dai paesi scandinavi, cani preparati con tecniche “gentili” basate principalmente sul rinforzo positivo. Si trattò di una rivoluzione importante che riguardava, oltre agli esercizi di obbedienza, anche gli esercizi di difesa, che venivano costruiti sull’istinto di preda del cane piuttosto che sulla sua aggressività.  I successi ottenuti dai preparatori di questi cani si sono, inevitabilmente, riflessi nei campi di addestramento italiani. L’addestramento al morso si basa, quindi,  stimolando l’istinto predatorio del cane.
In questo caso l’iter è all’incirca il seguente:
la preparazione del cane inizia sin da cucciolo, momento in cui al cane viene insegnato ad inseguire e mordere oggetti specifici (straccetti, trecce di tessuto, manicotti). Con il tanto vituperato gioco del “tira e molla” al cane viene insegnato a lottare con il trainer per ottenere l’agognato giocattolo ma al contempo a lasciare a comando o ad assumere prontamente il “seduto” o il  “terra”. 
Due sole regole in questo esercizio, pena l’interruzione del gioco: si gioca solo con alcuni oggetti e non si mordono né le mani, né  vestiti.

Man mano che il cane cresce, il giocattolo aumenta di dimensioni e consistenza fino a diventare la manica di protezione del figurante.
Durante l’addestramento, il figurante esperto saprà indirizzare il morso al centro della manica ed esercitare la tenuta che deve essere salda e a bocca piena
. Nell’addestramento, inoltre, il cane imparerà, per mantenere ed ottenere la manica di protezione, a lottare e a resistere alle minacce del figurante che non dovrà però mai esagerare per non intimidire o scatenare reazioni aggressive.
Nonostante l’osservatore inesperto, assistendo alle prove di lavoro, tragga l’impressione di essere al cospetto di cani estremamente aggressivi, la canalizzazione è fortissima sulla manica di protezione e non sull’uomo, tanto che se il figurante,  nel bel mezzo di un attacco, lanciasse via la manica, il cane perderebbe del tutto interesse per il figurante e si lancerebbe verso l’oggetto.E’ evidente la differenza sostanziale delle due preparazioni. Mentre nel primo esempio di iter addestrativo, viene destrutturato il comportamento dell’aggressione per autodifesa, nel secondo esempio (lavoro sul “predatorio”) viene esaltato lo step del morso per immobilizzare (grab bite) della sequenza di caccia.
E’ altrettanto evidente che l’addestramento sportivo ha ben poca validità nella difesa del conduttore. Ancora oggi, tuttavia, l’addestramento in autodifesa mantiene una qualche sua validità. Difatti, questo tipo di preparazione è utilizzata come “base” nella preparazione di cani da difesa civile. La moderna tecnica però prevede che con l’attivazione del cane mediante le minacce sia stimolato anche il comportamento predatorio. Il cane da difesa assume un ruolo fondamentale e insostituibile nello svolgimento del servizio di ordine pubblico garantito dalle forze di Polizia.
Purtroppo però per ottenere un cane efficace nella difesa del conduttore, che evidentemente lega la propria integrità fisica al suo collega a quattro zampe, è necessario convincere l’animale che anche la sua di integrità fisica sia minacciata! E’ evidente che la preparazione alla difesa civile presenta dei rischi. Il rischio più evidentemente legato a questo metodo è stato più volte segnalato dai veterinari comportamentalisti: un cane mal preparato o mal socializzato, il cui
comportamento di autodifesa è stato destrutturato ad arte, esaltandone inoltre l’aggressività difensiva può, presto o tardi, imparare  ad usare i comportamenti appresi per risolvere situazioni che egli stesso ritiene pericolose, reagendo con la massima energia a stimolazioni provenienti, anche involontariamente, da persone del tutto innocue (Dëhasse, 2006)

E’ più che evidente che questo tipo di addestramento va riservato a caniprofessionisti”, estremamente ben selezionati in sede di allevamento, per stabilità caratteriale e altrettanto ben socializzati. E’ necessario poi che questi animali siano gestiti da professionisti in grado di comprendere e prevenire le eventuali “derive autonome” del cane. Solo il conduttore cinofilo professionista, difatti, può disporre di una parte del suo tempo per curare nei minimi dettagli la routine di addestramento. La legge vigente in Italia, difatti, autorizza all’addestramento “civile” solamente le Forze armate e di Polizia. E’ altrettanto indiscutibile che l’addestramento sportivo ha un ruolo fondamentale nell’allevamento di selezione. Dove andrebbero a prendere animali idonei al compito le forze di Polizia altrimenti?
L’addestramento sportivo, se praticato con metodi gentili, porta il cane a svolgere non solo un’intensa attività fisica (che letteralmente lo strema) ma anche intellettuale.
Nell’addestramento sportivo difatti il cane compie un enorme sforzo per entrare il più possibile in sintonia con il conduttore e, compiacendo le sue richieste, ottenere un premio in cibo, un gioco o la possibilità di mordere la manica o il manicotto. Questo rapporto di stretta collaborazione finisce per raffinare l’affiatamento conduttore-cane, che ha conseguenze dirette sulla qualità e affidabilità del controllo dell’uno sull’altro. In questo senso l’addestramento sportivo, in tutte le sue declinazioni, dovrebbe essere stimolato e praticato, o per consiglio o per obbligo, a tutti i proprietari di cani che per taglia o peculiarità caratteriali possono essere pericolosi.
E’ anche in questo caso che il veterinario svolge un ruolo fondamentale, suggerendo al proprietario gli addestratori più aggiornati e meglio preparati, affinché il proprietario non incappi in preparatori ancorati a metodi vecchi e pericolosi.
Va evidenziato difatti che nel nostro Paese, non esistendo né una scuola, né un registro ufficiale degli addestratori, la formazione dei professionisti è lasciata alla buona volontà degli stessi, mentre la selezione dei campi di addestramento è affidata al passa parola tra proprietari.
E’ quindi solamente il veterinario, in base alla propria esperienza, che può dare al proprietario le indicazioni più opportune. Sarà poi compito del preparatore (eventualmente con l’aiuto del veterinario) proporre esercizi specifici che accrescano la gestibilità del cane e l’abilità del binomio.
 
BIBLIOGRAFIA
Coppinger R., Coppinger L. (2001) Dogs. A new understanding of canine origin, behaviour and evolution. The University of Chicago Press - Chicago
Dëhasse J. (2006) Il cane aggressivo: gestione del cane aggressivo 
Le Point Vétérinaire Italie De Martini G. e De Martini C (1992)
Addestra il tuo cane Fabbri Ed. De Mulle G. (2008)
Se utilità e difesa diventano un bel gioco I nostri cani,  ENCI Federation Cynologique Internationale (2002) Regolamento  Prove internazionali per cani da utilità , ENCI
Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali -  ordinanza 3 marzo 2009 - Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell'incolumita' pubblica dall'aggressione dei cani. (G.U. Serie Generale n. 68 del 23 marzo 2009)
Pageat P. (1999) Patologia comportamentale del cane Le Point Vétérinaire Italie

Tratto dalla rivista S.I.Ve.M.P.
Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica

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